VOLO ALTO VOLO LIBERO

ERO MORTO

Quando avevo un anno circa, per un tempo breve e non ben determinato, poche manciate di secondi, ho visto tutto bianco, e per pochi attimi sono andato nella zona di confine; mio fratello di tre anni abbondanti più grande aveva pensato bene di farmi diventare un neonato con la dote dell’ invisibilità, riempiendomi il viso e tutto il visibile di boro talco. Per fortuna l’ intervento tempestivo della mamma ha evitato il peggio. Di questo fatto mantengo una memoria molto vaga e rarefatta, ma la sensazione rimane chiara e ben stampata nella cervello, e credo lo resterà sempre.

Nel nostro vissuto, e per diversi motivi, a tutti noi capita prima o poi, salvo rare e ‘fortunate’ eccezioni, di scendere per qualche attimo agli ‘inferi’, nelle profondità, negli abissi del nostro essere, per traumi o crisi esistenziali, relazionali, economiche, lavorative, etc.
Queste zone d’ ombra sono un po’ come la caverna di Platone all’ incontrario, dove da dentro anziché vedere le ombre e crederle vere, posso vedere chiaramente, anche se per pochi attimi, come da dietro le quinte di un teatro, tutti le corde e gli innumervoli fili che collegano tutte le cose, e che muovono le scene e i ‘burattini’; cioè come funzionano veramente le cose, chi tira i fili e cosa muovono.
Un po’ anche come scendere sotto il filo dell’ acqua, immergersi e scoprire le bellezze del fondale marino, affascinanti piccole gallerie e caverne in profondità, ricavate nella roccia, pesci e meduse ci passano accanto come fossimo loro amici, è incredibile la visione del mare e di tutte le cose, viste da sotto.

Così il nostro essere, così la nostra anima; una volta che sei sceso in profondità, e dopo i primi istanti di paura del non conosciuto, dell’ ignoto a cui vai incontro, potresti scoprire mondi mai conosciuti, emozioni incredibilmente intense e mai provate. E tornando poi verso L’ alto dalla profondità, verso la superficie; in uno stato di gioia profonda e di rinascita interiore, toccando vette di vertigine ed ‘esplodendo’ come in un brivido fuori dalla superficie dell’ acqua e verso il cielo, in uno stato di estasi e leggerezza inenarrabile.

COSÌ PER TOCCARE LE VETTE IN SUPERFICIE DEVI PRENDERE LO ‘SLANCIO’ DALLA PROFONDITÀ.


VADO VERSO LA PROFONDITÀ DELLA MIA ANIMA, PER CONOSCERE LE MIE EMOZIONI PIÙ PROFONDE ED AMARE ED APPREZZARE NELLA SUA PIENEZZA OGNI ATTIMO VISSUTO IN SUPERFICIE.

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